
LONDRA - Pegah, la donna lesbica iraniana che dalla Gran Bretagna rischiava l’estradizione nel suo paese e la morte, “è libera”. La sua liberazione, dicono con soddisfazione dall’organizzazione, è frutto della mobilitazione internazionale ha cui hanno aderito migliaia di cittadini e centinaia di associazioni e organizzazioni per i diritti umani.
La donna si era rifugiata in Inghilterra per sfuggire una condanna a morte per omosessualità.
Ora il governo britannico ha cambiato posizione ed il suo status non è più quello di persona accusata di immigrazione clandestina ma di rifugiata in attesa di permesso di soggiorno. Non sarà quindi costretta a tornare in Iran.
Una campgana internazionale. La campagna lanciata via Internet dal gruppo EveryOne ha raccolto oltre 20 mila adesioni e sono giunti nel carcere inglese quasi 30 mila mazzi di fiori indirizzati alla donna. Nell’arco di due settimane Pegah verrà ascoltata dall’Immigration Court, ossia la Corte d’Appello inglese, cui i legali si sono rivolti per una definitiva risoluzione del caso.
Nel 2005 la fuga da Teheran. La donna, il cui caso ha avuto un’enorme eco internazionale - anche l’Italia non aveva escluso di accoglierla e concederle asilo per evitarne la condanna a morte in patria - era fuggita nel 2005 nel Regno Unito dopo che la sua compagna era stata arrestata, ed aveva chiesto asilo. Asilo che dopo due anni di attesa le era stato negato. Il 13 agosto scorso, infatti, era stata arrestata e l’Home Secretary, Jaqui Smith, aveva deciso la sua deportazione a Teheran, dove l’attendeva una condanna certa ad almeno 100 frustate e, con ogni probabilità, la lapidazione.
Fonte: La Repubblica












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