
Dopo che l’ultima detenuta se ne sarà andata, le celle saranno occupate da transessuali. Il prossimo anno finirà così l’atmosfera irreale del carcere femminile di Pozzale: una struttura deserta dove tre detenute sono ora controllate da trenta dipendenti, tra guardie e operatori.
Il progetto ministeriale per il carcere empolese, dove presto rimarrà una sola reclusa, è stato illustrato ai sindacati dal provveditore regionale dell’amministrazione penitenziaria Maria Pia Giuffrida. Ma l’idea sta incontrando più che critiche che consensi.
A Sollicciano sono tredici le detenute transessuali e sono loro che verrebbero trasferite. Tutte scontano reati di lieve entità per cui potrebbero adattarsi bene alla realtà del carcere di Pozzale, struttura con 25/30 posti “a custodia attenuata”. Una realtà che solo fino a poco tempo fa era considerata un fiore all’occhiello delle carceri italiane: decine di ragazze con problemi e reati legati alla tossicodipendenza sono riuscite da lì a reinserirsi nella società. Fino a quando indulto e criteri troppo selettivi hanno azzerato il numero delle detenute candidate alla struttura di Empoli su tutto il territorio nazionale.
Ed ecco la necessità di riconvertire il carcere. «Al provveditore - ha spiegato l’assessore regionale alle politiche sociali Gianni Salvadori che ha incontrato Maria Pia Giuffrida - ho chiesto di aprire un confronto su tutte le carceri in Toscana in collaborazione con gli enti locali: e ciò vale anche sulla proposta per il carcere empolese. E’ necessario costruire un rapporto sinergico tra ministero e amministrazioni locali».
«Di sicuro - spiega il garante per i detenuti Franco Corleone - non ci possono essere istituti vuoti ed Empoli va riempito. La struttura di Pozzale poteva essere destinata a un’utenza più allargata, per esempio a donne con reati non gravi». Sulla opzione transessuali «non sono contrario a priori - dice Corleone - ma queste detenute devono essere trasferite a Empoli con un progetto preciso, concordato con la realtà locale. Non si può pensare di portarlo avanti rafforzando nella struttura il personale di custodia maschile. La specificità deve essere difesa e Pozzale deve avere personale femminile e attrezzato culturalmente. Oltre al fatto che per riempirlo ci vorrebbero anche altre detenute». E conclude: «Se comunque le nuove ospiti vengono considerate uomini dobbiamo rigettare questo progetto».
Fonte: La Repubblica













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