
Dopo l’ennesimo atto di razzismo omicida a Milano che è costato la vita ad Abdul, il comitato promotore fiorentino per la manifestazione nazionale antirazzista del 4 ottobre indice un presidio unitario di solidarietà.
QUESTO POMERIGGIO - MARTEDì 15 SETTEMBRE - ALLE ORE 17,00 IN VIA ALAMANNI - DAVANTI ALLA STAZIONE FS - PRESIDIO ANTIRAZZISTA
Davanti all’omicidio di Abdul a Milano il nostro cuore si spezza davanti a questa incessante e crescente violenza.
Non sono in dubbio le responsabilita’ dei commercianti che hanno ucciso questo ragazzo di 19 anni. Appare pero’ evidente come sia frutto del seme razzista che si annida nel nostro paese.
Tutti si devono sentire responsabili di queste violenze che sono fomentate ogni giorno dal governo nazionale e locale attraverso la cultura della repressione e i decreti a mano armata che autorizzano una sorta di “razzismo democratico”.
Siamo indignati e feriti da come l’opinione pubblica non si ribelli allo stato delle cose, la lontananza dei partiti della sinistra dalla base sociale e’ il motivo dell’avanzata fascista e xenofoba e chiediamo a gran voce che il popolo antirazzista si unisca e manifesti al massimo il proprio sdegno.
Il 4 ottobre ( in occasione della manifestazione nazionale antirazzista ) sara’ ancora più importante che il nostro grido si alzi insieme al nostro ripudio per la violenza.
Staff Stargayte
Per la manifestazione nazionale del 4 ottobre a Roma contro ogni razzismo partiranno da Firenze dei Pulman, per chi desidera venire e farlo insieme ad altri ecco a chi puo’ chiedere informazioni per il pulman
Stargayte - Betty 339/3616431 - Gabriele 339/5495116
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Fuori, il menu turistico promette “pasta+soda+coffee+ice cream” al prezzo stracciato di 11 euro. Dentro, tra le pareti color salmone affumicato, c’è una fila di sgabelli rossi. Affumicati pure quelli, perché una notte di febbraio qualcuno ha gettato nella buca della posta una rivista imbevuta di benzina, facendo scoppiare il vetro della porta e riempiendo di fumo nero tutto il pub. Non siamo in un ristorante qualsiasi, siamo al “Coming Out”, il primo locale dichiaratamente gay di Roma. (…)
(l’articolo continua sotto, dopo questo commento)
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CAMPAGNA “IL PROSSIMO SONO IO!”
Partendo da una solida intenzione a non subire alcuna violenza, riteniamo assolutamente primario diffondere la necessità dell’atteggiamento nonviolento, sia a livello personale che a livello sociale, sia a livello locale che a livello internazionale. Sarà quindi la nonviolenza la metodologia d’azione di questa campagna, accompagnata da uno spirito positivo, non aggressivo, che trasmetta un clima “costruttivo/propositivo”. Riteniamo infatti la nonviolenza unica valida alternativa alla violenza per passare dalla preistoria ad una storia pienamente umana. Ormai non è più efficace propugnare il superamento di una specifica forma di violenza: la radice del problema è rappresentato dall’oggettivare, ossia trattare come un oggetto/cosa, gli esseri umani. Tutto ciò porta a non comprendere cosa prova l’altro veramente, quando invece tutti dovremmo chiederci : “se fossi nei suoi panni?”
“Prima di tutto vennero a prendere gli immigrati e stetti zitto perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli zingari e fui contento perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere i senza-tetto ed io non dissi niente perché avevo una casa.
Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato perché mi erano fastidiosi .
Un giorno vennero a prendere me e non c’era rimasto nessuno a protestare.”
(Riadattamento di una poesia di Martin Niemöller)
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ROMA - Le hanno gridato “lesbica di m…” e poi l’hanno inseguita e colpita con dei calci. E’ successo domenica notte a una ragazza di 20 anni, aggredita a Roma perchè lesbica. Lo denuncia Arcigay Roma. La giovane, collaboratrice di Coming Out, storico bar omosessuale romano e cuore della Gay Street di via di San Giovanni in Laterano, stava tornando a casa dal lavoro quando è stata afferrata alle spalle, insultata e colpita, riportando contusioni su varie parti del corpo.
La Gay street di Roma è una via che da San Giovanni in laterano arriva fino al Colosseo. Lungo questa strada ci sono alcuni ristoranti, un albergo e un pub, il Coming Out appunto. Locale piccolo, ma dal grande valore simbolico. Non senza plemiche. Come quella che nei giorni scorsi è scoppiata tra l’Arcigay e il presidente del Primo Municipio Orlando Corsetti. L’associazione degli omosessuali aveva chiesto nei mesi scorsi che quel tratto di strada fosse pedonalizzato per quaranta giorni, perchè considerato un luogo con forte potere simbolico e identitario per migliaia di lesbiche, gay e trans. Inoltre la chiusura al traffico avrebbe, sempre secondo l’Arcigay, consentito la realizzazione di varie iniziative culturali. La questione si era però momentaneamente chiusa con un rifiuto da parte di Corsetti.
Fonte: La Repubblica
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Comunicato di Facciamo Breccia sui fatti avvenuti al Pride di Bologna
Facciamo Breccia esprime sconcerto e preoccupazione politica per quanto avvenuto ieri, 28 giugno 2008, alla conclusione del pride di Bologna, a Graziella Bertozzo, nostra compagna di lotta e figura storica del movimento lgbt italiano.
Durante gli interventi conclusivi, mentre parlava Porpora Marcasciano, vicepresidente del MIT e attivista di Facciamo Breccia, il nostro coordinamento saliva sul palco per aprire uno striscione con la scritta: “28 giugno 1982. Indietro non si torna. Facciamo Breccia” per rivendicare la storia del movimento lesbico, gay e trans che in quella data aveva ottenuto il Cassero di Porta Saragozza, prima sede assegnata da un’istituzione pubblica al movimento, poi restituita nel 2001 alla Curia.
Graziella Bertozzo, a differenza delle altre e degli altri attiviste/i di Facciamo Breccia, viene fermata all’ingresso del palco da una volontaria del Comitato Bologna Pride e da questa additata ad un uomo in borghese che non si è qualificato in nessun modo e che solo dopo avremmo appreso che era un funzionario della Digos.
Graziella viene spintonata a terra e quindi cerca di rialzarsi (non sapendo che l’uomo che l’aveva fermata era un funzionario di polizia), intervengono allora altri poliziotti in divisa, la ammanettano e la trascinano fuori dalla piazza tenendole una mano sul collo, abbassandole la testa verso terra, la caricano a forza su un cellulare e la portano via a sirene spiegate. Altri compagni di Facciamo Breccia cercano di intervenire e altre persone presenti al pride o affacciate alle finestre gridano che la “signora” non aveva fatto niente e che la situazione era incomprensibile.
Graziella viene rilasciata dopo tre ore di fermo, indagata per “Resistenza a pubblico ufficiale e lesioni finalizzate alla resistenza”.
Graziella stava partecipando ad un’azione di comunicazione politica con altri/e compagni e compagne che rientrava nei contenuti che Facciamo Breccia ha scelto di portare in piazza al pride di Bologna, mostrando uno striscione che due ore prima, durante il corteo avevamo aperto davanti al Cassero di Porta Saragozza, per rivendicare la storia del movimento lgbt che in questo periodo le destre e il Vaticano stanno tentando di oscurare e criminalizzare in ogni modo, per ridurre nuovamente le nostre soggettività al silenzio.
Il Cassero è stato simbolicamente circondato di drappi rosa e arricchito di cartelli di rivendicazione politica, la polizia ha lasciato svolgere l’azione del tutto pacifica che ha riscosso molto riconoscimento dai/dalle partecipanti al corteo che hanno festosamente preso parte.
Siamo sconcertate/i che, alla conclusione di un grande corteo che pacificamente e festosamente voleva rivendicare diritti e cittadinanza per tutte/i, sotto il palco sia potuto accadere un simile fatto ai danni di Graziella Bertozzo, una delle prime lesbiche visibili del nostro movimento, per anni alla direzione di Arcigay - Arcilesbica, da sempre impegnata in tanti percorsi per i diritti di lesbiche, gay e transessuali e, tra le altre cose, una delle organizzatrici del Forum Sociale Europeo di Firenze del 2002.
Non si era mai vista la polizia legittimata sul palco di un pride: il concetto di “sicurezza” messo in opera, - in una manifestazione dal clima del tutto pacifico - è risultato un’azione violentemente repressiva e diffamatoria contro un’ attivista riconosciuta da tutte e tutti.
Chiediamo oggi a tutte le componenti del movimento lgbt italiano e a tutte le soggettività politiche che si riconoscono nelle istanze di autodeterminazione, cittadinanza, diritti di assumersi la gravità di quanto avvenuto e di prendere posizione in merito ad accuse paradossali comminate ad una nostra compagna. Chiediamo a tutte e tutti, ed in particolare al Comitato Bologna Pride, di spendersi affinché la questione giudiziaria si chiuda immediatamente rendendo chiaro che l’azione di polizia è stata causata da un abnorme “equivoco”.
Coordinamento Facciamo Breccia: http://www.facciamobreccia.org

In questi giorni abbiamo letto i risultati di questa ricerca scientifica (!?!)
L’omosessualita’ maschile ha una predisposizione genetica ereditata dalla madre, dice un gruppo di ricercatori dell’Universita’ di Padova. In uno studio pubblicato sulla sulla rivista ‘PloS_ONE’, i ricercatori sostengono che i geni dell’omosessualita’ maschile sono stati individuati sulla base di un modello matematico. Secondo il prof. Camperio Ciani, che ha partecipato all’indagine, i risultati rovesciano gli stereotipi comuni per i quali i gay sono ‘contro natura’.
Quella che segue è la posizione di Stargayte davanti a tutto ciò ed al fatto che ancora oggi si insista nel cercare di “normalizzare” il diritto di scelta di ogni essere umano, catalogandolo in “normale” o “anormale”.
Identità dinamica di genere
Sosteniamo fermamente che l’essere umano si contraddistingue per la sua capacità di trasformare continuamente se stesso e l’ambiante che lo circonda, negare questo significa negare tutti i progressi che ci hanno evidentemente allontanato dalla visione zoologica e darwinista che si aveva della “natura umana”. L’essere umano e la sua capacità-necessità di trasformarsi rende inutile qualsiasi sforzo di racchiuderlo in un “genere”, paragonando questo tentativo al voler intendere la trama di un film osservando solo un singolo fotogramma.
I sostenitori di questa violenta forzatura hanno addirittura chiamato in campo “le motivazioni genetiche di certi comportamenti anomali”.
Senza dare altro spazio a queste assurde teorie oscurantistiche noi ci poniamo con forza e serenità a favore della libertà individuale di trasformazione chiedendo per ogni persona il diritto di scegliere come definirsi e se definirsi.
La battaglia sociale legata al “genere” dal nostro punto di vista va inquadrata all’interno di un campo più amplio e non ridurlo semplicemente sul piano dei gusti sessuali.
Parliamo quindi di diritto ad amare liberamente, è assurdo pensare che difronte ad un avanzamento tecnologico così esteso ci si debba trovare a rivendicare diritti così elementari.
Diritto a cambiare liberamente e tutte le volte che si vuole, senza l’obbligo di doversi inquadrare in qualche nicchia di genere, spesso fonte stessa di isolamento e pregiudizio.
Quindi riteniamo indispensabile sovvertire la ghettizzazione attuale e convertirla in un’azione comune che veda la convergenza della diversità ponendo come soggetto centrale l’essere umano.
Questa condizione di isolamento che in un tempo a permesso a molte persone di crearsi un ambito umano vivibile, ora crea una frammentazione delle forze.
Inutile dire che questo gioca a favore di chi sta giorno dopo giorno depennando i diritti fondamentali e alimentando il “disprezzo del diverso” per deviare l’attenzione sociale dai suoi loschi affari.
Riteniamo responsabili di questo sia i governi di destra che di sinistra che avvicendandosi negli ultimi tempi hanno, in un caso danneggiato e in un altro omesso, realtà sociali evidenti che da molto tempo chiedono di essere rispettate e non tollerate.











